Parigi – diceva il re francese Enrico IV – val bene una messa”, oggi aggiungerebbe “anche una Fashion Week“. Anzi!

Ha fama, tra tutte le Settimana della Moda, di essere la più movimentata, affascinante, magica e sorprendente.

E, in effetti, non si può dirle di no. Io amo Milano e le sue sfilate, ma la semaine de la couture ha qualcosa di davvero ineguagliabile.

Saranno le location favolose (l’Operà Garnier, che ospita la sfilata di Stella McCartney, tanto per citarne una), la folla di fotografi di street, paparazzi in attesa della guest star di turno, turisti e parigini in relax che affollano tutti assieme i giardini delle Tuileries in attesa del prossimo show. Certi palazzi antichissimi, con scale strette-strette e ascensori scricchiolanti, che ospitano presentazioni sofisticate e dove, ti raccontano, ha trovato rifugio tre secoli fa anche Robespierre…

E poi la moda, fuori e in passerella: spiazzante, curiosa, a volte eccessiva, ma anche coraggiosa.

Anche se quest’anno non sono riuscita ad essere lì, mi sono goduta sfilate live e streaming.

Mi sono lasciata travolgere dalla magia della sfilata di Valentino, show che ha incantato tutti con quel suo mix di ispirazioni che guardavano alla Medea, interpretata dalla Callas, e ai ricami e preziosismi etnici dell’India e delle Ande.

Mi ha sorpreso quella di Jean Paul Gaultier, avvenuta in un locale di cabaret e trasformatasi in una gara di ballo con le modelle che sfilavano in mezzo a ballerini e giudici che davano i voti. Anche lo stilista si scatenato nelle danze, ovviamente.

Da Kenzo, i designer Caroline Lim e Humberto Leon, hanno fatto sfilare scritte “No Fish, no nothing” e capi ispirati, nei colori e nelle fantasie, al mare, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi ambientali e sui danni della pesca irresponsabile. Un bel gesto: la moda deve sapere parlare anche di queste cose, quando può.

Miuccia Prada e il suo brand Miu Miu mi hanno colpito con una collezione estiva in cui sfilano comunque calze e cappottini bon ton. Un controsenso, direte voi, ma, si sa, le stagioni non sono più quelle di una volta, meglio attrezzarsi. Via libera quindi ad abiti e soprabiti che strizzano l’occhio ai favolosi Sixties, stampe di gatti neri e fiori, pesci rossi e candide cocorite, scarpe e borse in vernice. Insomma, avrei già inserito nella mia wish list mezza sfilata e mi dispero: perché dover aspettare febbraio/marzo in negozio adesso sarebbe perfetto!

Da Rochas, a sorpresa (o secondo vari rumors, neppure tanto), il designer Marco Zanini, lascia la maison francese, dopo una sfilata ben accolta dalla critica, e va da Schiaparelli per dare nuovo dinamismo allo storico marchio. Al suo posto un altro italiano doc, Alessandro Dell’Acqua e noi “gongoliamo” un po’ per questo, perché parte del fascino della grandeur modaiola francese è sempre più anche merito “nostro”.

Infine quella che è stata LA NOTIZIA della fashion week: l’addio, dopo 16 anni di fruttuosa collaborazione, di Marc Jacobs a Vuitton con una sfilata che, nelle scenografie, omaggia tutti i suoi show più famosi: la giostra della P/E 2012, il treno dell’A/I 2013, le scale mobili della sfilata PE 2013…

In un’atmosfera dark e ipnotica, dove modelle con copricapi di lunghissime piume nere sfilavano in un intricato percorso.

Uno show indimenticabile e straordinario che ci ricorda, come fa ogni stagione Parigi, che al di là dell’elemento commerciale, assolutamente necessario, la moda in fondo in fondo è anche e ancora sogno e magia.

 

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