Che la moda viva di “cicli e ricicli” lo sappiamo bene. Quante volte davanti a un capo o a un accessorio ci è venuto spontaneo dire “Ah, questo andava 5 (ma anche 10, 15) anni fa!” oppure “questa gonna è tale e quale a quella dello stilista tal dei tali…”.

Il ritorno delle spalline anni Ottanta, dei pantaloni a zampa Seventies, delle gonne a corolla dei Cinquanta, del grunge alla Kurt Cobain dei Novanta… Viviamo in un eterno ritorno modaiolo per dirla alla Nietzsche, trattasi di un processo normale e naturale. In rete Intothefashion.com è uno dei blog più completi e “ispiranti” in circolazione sull’argomento. L’autrice è Diana Marian  Murek, nata ad Amburgo ma ormai italiana d’adozione. Diana insegna fashion design all’Istituto Marangoni, è consulente fashion e ha collaborato con diverse riviste e Grazia.it.

Nel suo blog mette a confronto suggestioni fashion di oggi e di ieri, analizza temi e tendenze che si ripetono negli anni, che si tratti di una sfilata ma anche di vecchie foto vintage e scatti da riviste.

1) Quando e com’è nato Intothefashion.com?

Ho iniziato il mio blog con l’intento di spiegare ai miei studenti quanto sia importante studiare la storia del costume per la comprensione della moda di oggi, ed è stato importante per me spiegarlo in modo divertente senza essere troppo accademica. Così ho iniziato a postare analogie tra abiti del passato e collezioni contemporanee prese dalle passerelle. Credo che il successo del mio blog si basi direttamente sul suo fattore educativo.

2) Il tuo blog è una “summa” visiva di ispirazioni e analogie che “nutrono” il ciclico rigenerarsi della moda. Come “alimenti” la tua conoscenza sull’argomento?

Amo follemente la moda come fenomeno culturale. Mi piace seguire e analizzare il suo cambiamento, la sua mutazione e i suoi cicli (e ricicli) nel tempo. Mi piace scoprire quanto attuali siano alcuni concetti ancora oggi e come gli stilisti li interpretino in versioni moderna. Faccio in continuazione ricerca nei libri di storia del costume e ovviamente anche online. Negli ultimi anni ho avuto tanto aiuto da altri blog che pubblicano contenuti di moda ed editoriali vintage e da siti come Pinterest. E poi ovviamente seguo la moda e le tutte le collezioni attuali, appena escono, per poter fare il confronto poi con il passato.

3) Sono molte le catene d’abbigliamento (Zara, Mango solo per fare qualche nome) che propongono ai clienti pezzi molto simili ( per non dire spesso quasi identici) a capi e accessori delle collezioni che vediamo in sfilata. Secondo te come influisce questo sulla moda e soprattutto sul diffondersi di certe tendenze? 

La rielaborazione delle grandi tendenze della stagione, proposte dagli stilisti del Pret-à-Porter da parte dei produttori del pronto moda è fondamentale per il successo delle tendenze. Se un tema o una tendenza viene ripresa e riproposta da Zara o H&M è praticamente una conferma di aver fatto la collezione giusta nel momento giusto e di aver azzeccato la stagione. Essere copiati significa di essere “di moda”, e questo può anche aumentare di riflesso la popolarità delle collezioni e di alcuni capi originali e aumentarne le vendite. Sembra un’ingiustizia vedere la proprietà intellettuale di un creativo violata nel copiare le sue idee spudoratamente, proponendole a un prezzo (e una qualità) inferiore. In realtà il capo originale però non è in diretta competizione con la sua copia, perché il target dei due è completamente diverso e la vendita dell’uno non diventa il lost-sale del altro; la cliente di Givenchy o Balenciaga non comprerebbe mai una copia e probabilmente non fa shopping da Zara.

4) Quando, secondo te, si passa dall’omaggio (a uno stilista, a un’idea, a una tendenza) a una copia spudorata?

La ricerca d’ispirazioni come l’integrazione nel processo creativo è un aspetto cruciale del lavoro di un stilista di moda. Queste ispirazioni sono importanti input che visualizzano la direzione e l’intenzione di una collezione e il suo sviluppo e sono fasi fondamentali per il processo creativo. Ma dopo aver effettuato la ricerca, lo stilista deve prendere diversi aspetti e reinterpretare, contaminare e sviluppare ulteriormente quello che ha trovato, affinché crei un qualcosa di nuovo. Possiamo parlare di imitazione o copia spudorata per tutto ciò che non è stato rielaborato o personalizzato attraverso il processo creativo, e che quindi poi vediamo in effetti proprio uguale al suo originale in passerella.

In generale però la ripetizione di alcuni elementi è semplicemente inevitabile perché il linguaggio della moda è già stato definito nel passato e più di tutto nel corso del XX secolo. Ogni silhouette, combinazione di colori, materiale o stampa ha un significato che si identifica e appartiene a un certo periodo storico, uno stato d’animo specifico, o una referenza socio-culturale che ci ricorda in modo esplicito qualcosa del passato. Per esempio, quando vediamo un abito corto con una silhouette a trapezio per lo più in un materiale metallizzato, è difficile non associarlo agli anni Sessanta.

5) Sei insegnante presso l’Istituto Marangoni, cosa consigli ai tuoi studenti e a tutti i giovani che vorrebbero intraprendere una carriera nel mondo della moda?

Il lavoro dello stilista è la professione più complessa e difficile nell’ambito della moda e richiede tantissimo talento e duro lavoro per poter avere poi una possibilità reale nel mondo lavorativo. Uno stilista deve essere creativo, deve avere conoscenze pratiche come il disegno e la conoscenza dei materiali e e della modellistica, oltre a nozioni teoriche come la storia dell’arte e del costume. Chi vuole intraprendere questa strada deve verificare molto bene che cosa ama esattamente della moda, e se diventare stilista è per lui l’unica scelta giusta, o valutare se intraprendere altre strade come stylist, buyer, pr o giornalista.

6) Tu “nasci” come fashion designer, quali sono gli stilisti o i brand che al giorno d’oggi ti sembrano  più innovativi e perché?

Disegnare collezioni innovative significa mixare tutti gli elementi di moda esistenti in qualcosa di nuovo attraverso nuove combinazioni, anche utilizzando tecniche e materiali inediti. Quindi l’originalità non sta per forza nell’inventarsi elementi di moda innovativi (come detto il “dizionario del linguaggio” di moda è già stato scritto in grande parte nel passato), ma nella novità della combinazione di questi elementi. Io adoro gli stilisti che, nonostante tutto quello che è già stato ideato e creato, riescono ancora ogni stagione a realizzare delle collezioni sorprendenti attraverso personalità, conoscenza, sensibilità e talento. Come ad esempio Rodarte, Mary Katrantzou, Peter Pilotto e Thom Browne. Ma la “novità” in sé non è l’unica richiesta che abbiamo, in realtà può anche essere sufficiente fare vestiti belli e moderni per le donne, come fanno Valentino e Victoria Beckham.