Finiti i saldi, le vetrine si “vestono” con le collezioni autunno-inverno. La parola chiave per la prossima stagione è “colore”, non stupitevi se troverete accanto ai classici toni di nero, grigio e blu navy, degli sprazzi di colore acceso che andranno dall’ocra al rosso e dal viola al celeste.

Questo perchè la primavera estate 2013, che ormai è in fase conclusiva, ha visto una strana comunanza fra brands molto diversi tra loro per prodotto e fascia prezzo ovvero il colore. Colori accesi, fluo, pastello il concetto è stato quello di cercare di sdrammatizzare l’attuale situazione socio-politico-economica di gran parte del mondo puntando ad un elemento di distrazione.

Così anche per la collezione invernale, il colore resta un fil rouge che cercherà di smorzare la nostalgia che ci pervade, quando arriva il freddo. Ci sarà un ritorno alle forme poco ampie, con il desiderio di privilegiare soprattutto la comodità e l’uso quotidiano dei capi, di qualunque foggia essi siano; grande importanza assumeranno i cosiddetti capi “urban” ovvero soprattutto capospalla, in tessuti tecnici (antivento, waterproof) che dovranno servire a difendersi dalle intemperie ma che allo stesso tempo dovranno servire a confondere l’essere umano con il panorama urbano che lo circonda quotidianamente.

Diversi brands (da Gucci ad Emporio Armani, passando da Givenchy a Dsquared per poi arrivare a Patrizia Pepe Uomo) a questo proposito, hanno pensato di proporre un’idea di “urban e human camouflage”. Ecco quindi che anche in questo caso, i colori vengono interpretati come bagliori di luce su uno sfondo di grigi e neri che ricorda invece le atmosfere metalliche e cementificate della città. Ritorna il velluto, quasi a voler ritrovare un legame con un mondo passato e che forse ci spaventava meno; viene riproposto sia in versione casual, spesso anche trattato stone washed e rammendato manualmente, oppure in tinte forti da smorzare con maglie o camicie dai toni più neutri. Le stampe avranno una grandissima preponderanza, soprattutto studiate per essere fodere da interno che si vadano a stagliare con tessuti dai colori e dai disegni classici dell’inverno (gessati, pied de poule, principe di Galles).

Al calore della tela di lana, indiscussa protagonista degli abiti formali da inverno, prende sempre più piede il mondo del jersey, che ormai non viene più comunemente inteso come tessuto “sportivo” ma, soprattutto in mischie di lana e cashmere, conferisce la mano calda e protettiva che il nostro subconscio spera di poter sfruttare per combattere il freddo più o meno metaforico che ci accingiamo a vivere.

A questo proposito, grande preponderanza della giacca sartoriale in versione destrutturata, ossia priva di spalline e di accessori che la rendano rigida; diventa quindi un simil-cardigan, da indossare nelle occasioni che la richiedano ma percependone il comfort classico ed esclusivo dell’indossare un capo in maglia.

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