La prima volta che decisi di andare a correre lo feci con l’ingenuità dei miei sedici anni e un look decisamente inadatto: pantaloni in felpa di Dimensione Danza, quelli con la coulisse alle caviglie che tanto andavano di moda ai tempi (era il periodo d’oro di Amici di Maria de Filippi), top sintetico con piccoli strass applicati e delle vecchie Superga.

Ero convinta di essere super cool, ma dopo appena qualche metro percorso, neanche 10 minuti, dolore persistente ai talloni e un fiatone che neanche un centometrista, mi ritrovai completamente fradicia e anche parecchio ridicola!

Con gli anni continuai a correre (sì lo ammetto tre volte l’anno, forse) ma affinai decisamente il mio concetto di “running dress code”. Ho capito che se esistono le canottine traspiranti ci sarà un perché… Che certi materiali servono, eccome, se non vuoi ritrovarti grondante nel giro di due minuti e con una zavorra aggiuntiva. Che Sylvester Stallone che correva in “Rocky” con la sua tutona di felpa era solo una licenza poetica, o meglio, filmica.

Certo, devo ammettere che non mi sono mai sentita particolarmente a mio agio nei panni di una runner, e quando dico panni intendo quelli più letterali. Sarà per i tessuti tecnici che fasciano e evidenziano, sarà perché non è che io sia proprio una modella, ma ho sempre fatto fatica a infilarmi in quei completini. Ho sempre invidiato quelle che, con micro top e shorts attillati, sgambettano nel Parco Sempione con una pancia così tonica che potresti costruirci sopra i castelli di carta. Però la mia autostima ha fatto un passo in avanti quando ho visto le foto di Scarlett Johansson mentre faceva running con l’allora flirt Sean Penn: anche lei, la bomba sexy di Hollywood, l’erede di Marylin Monroe, non ne usciva così bene, in tenuta da corsa… per non parlare di quelle agghiaccianti “scarpette con le dita”, roba da far crollare istantaneamente la libido a chiunque.
Comunque se parliamo di “stile da corsa” qualcosina in questi anni ho imparato e mi sono fatta un’idea abbastanza precisa dei diversi profili delle “corridrici”.

La runner alle prime armi non sa se “sarà amore”, magari ci prova, va ogni tanto al parco dietro casa per lo più trascinata dalle amiche, di solito prima dell’estate nella convinzione di buttar giù la pancia. Non sa bene come vestirsi e, infatti, recupera vecchie magliette, t-shirt e vecchi pantaloni dall’armadio, comprati per il corso di step, abbandonato dopo un mese. Il mio consiglio (visto che nella categoria mi ci metto anch’io)? Anziché fare “riciclo” creativo andate da Decathlon: la selezione femminile per il running della Kalenji è basic ma molto portabile, i materiali sono tecnici e i prezzi super accessibili. Bastano un paio di leggings, due t-shirt e un paio di canotte e via, il corredo è fatto! Oppure fate un salto da H&M: potete trovare, oltre alle t-shirt, anche un piccolo marsupio piatto per le chiavi (e lo smartphone).

La runner dura e pura è una vera “professionista”, quella con l’addominale di marmo e l’app specializzata che rivela km percorsi e kcal bruciate. Corre almeno tre volte a settimana, in ogni stagione, con il caldo cocente e sotto la pioggia. Lei corre per davvero e si veste di conseguenza: shorts d’estate o leggings doppio strato d’inverno, comunque sempre super tech, canotte altamente traspiranti, intimo ad hoc. Insomma lei fa le cose sul serio. Se fai parte del segmento lo sai già, vesti solo Nike e Reebok, super professionali e anche parecchio cool.

La runner hipster non ne vuole sapere dei capi “tecnici”, lei va a prendere i reggiseni per correre solo da American Apparel, meglio se giallo senape, o indossa certi tank top presi da Colette a Parigi. Si ostina a indossare un paio di pants felpati un po’ baggy di River Island presi su Asos.com.? Corre per Porta Ticinese o il sabato mattina lungo i navigli,  con le maxi cuffie e la sua playslist “indie”, ovvio. Dopo una bella corsa va a farsi un centrifugato da God save the Food.

La runner fashionista corre una o due volte alla settimana, ma alternando sempre con le lezioni di
Pilates. E visto che è fashionista, ci tiene al look anche in questa occasione, ci mancherebbe. Quando hanno annunciato la linea di Stella McCartney per Adidas ha esultato come davanti all’invito della press sale di Prada (il Santo Graal di tutte le svendite per la stampa). Bella, perfetta, non si capisce come ma è in ordine anche quando fa la dieci km, senza un capello fuori posto, quasi quasi sembra non sudi neanche… Maledetta!

E voi, di che categoria siete?