Negli anni tra il 1975 e il 1978 prese vita l’idea di voler proporre dei jeans nuovi ma dall’aspetto già used.
Sebbene potesse suonare come una contraddizione, riuscire a trovare il modo di rendere vissuto un capo nuovo, appena cucito, avrebbe potuto offrire la possibilità di indossare capi morbidi, lievemente stinti sulle parti di maggiore usura ed avere il tipico look dei jeans americani acquistabili ai mercatini dell’usato.

C’erano già stati dei timidi tentativi in questo senso, ma per schiarire i capi si usava il cloro ed in maniera domestica, il cosiddetto “bleaching”; questo procedimento, inorridiva i puristi del denim che per antonomasia invecchiano i loro capi indossandoli per mesi interi ed ottenendo così usure ed ombreggiature assolutamente uniche e naturali.

Utilizzare una sostanza chimica non poteva essere una soluzione a lungo termine, dato che comunque il solo sottoporre un capo all’azione reagente di un acido, era qualcosa di assolutamente incontrollabile; risultato, si ottenevano capi azzurrini o pieni di macchie, spesso diversi tra loro per intensità e a volte nemmeno belli a vedersi.

Si deve ad Adriano Goldshmied il primo tentativo di lavaggio con “pietre”; egli, insieme a Renzo Rosso e Claudio Buziol (fondatore di Replay) era ed è uno dei maggiori esponenti della cultura denim made in Veneto, anche se ormai da diversi anni vive e lavora negli States.

Pensando alla proprietà abrasiva delle pietre, ne raccolse diverse, di colore bianco, dal letto del fiume Piave, e si recò in una lavanderia della zona con l’idea di buttarle nella lavatrice industriale che si usa solitamente per il lavaggio dei capi.
Risultato? lavatrice distrutta e capi completamente rotti e strappati…

Questo non lo fece demordere e durante una vacanza a Lipari, osservò come la pietra pomice, anch’essa di colore bianco, sebbene sasso potesse galleggiare in acqua a causa della sua struttura leggera e porosa.
Fece un nuovo tentativo e scoprì come questa pietra potesse essere la soluzione per poter stingere naturalmente il denim senza per questo distruggerlo…

Lo stesso destino toccò ad una fashion coppia molto famosa; i coniugi Marithè e Francois Girbaud.
Essi erano soliti far lavare i loro capi per renderli più morbidi, prima di immetterli sul mercato, presso le religiose di Saint Jean a Parigi.

Durante un viaggio a Stoccolma la loro attenzione viene attirata dal brand Gul&Bla che produceva jeans di stampo americano e dentro alle cui tasche restavano tracce di uno strano deposito di polvere sabbiosa.
Si precipitarono perciò in una profumeria facendo incetta di tutta la pietra pomice disponibile e venduta per uso manicure e fecero le loro prime prove di lavaggio.

Grazie alla loro scoperta, unitamente a quella di Goldshmied, ci fu un’impennata nella richiesta di pietra pomice a Lipari, che ovviamente ne fece schizzare il prezzo alle stelle e contemporaneamente si innescò un processo di innovazione nella progettazione delle lavatrici industriali, rendendole adatte ad utilizzare questa sostanza.

Col passare del tempo, fino ai giorni attuali, le pietre vengono addirittura calibrate e se ne ottengono anche di sintetiche; inoltre, in alcuni casi, vengono iniettate al loro interno delle sostanze colorate sottoforma di pigmenti, che rilasciano colore durante le fasi di lavaggio.
E nacque così lo stone washed denim…

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