Il 23 luglio è stato inaugurato un Iper totalmente made in China nella chinatown milanese, via Paolo Sarpi. Il supermercato si chiama The Oriental Mall e nei suoi cinque piani offre prodotti di ogni genere: alimentari, tecnologia, giocattoli, ovviamente abbigliamento e c’è anche un bar.

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Il mall sorge sulle ceneri di un Ovs chiuso da poco. Il logo sulle divise dei commessi è Iper Hu, scritto con dei caratteri molto simili alla cara vecchia Iper Standa.

Chiaramente non siamo nuovi ad attività commerciali cinesi, e siamo del tutto lontani da ogni forma di giudizio, però di solito le attività commerciali cinesi si limitano a negozi d’abbigliamento, ristoranti o al massimo bazar con cianfrusaglie varie.

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Con l’apertura del Mall gli orientali sbarcano in una realtà nuova. Il supermercato è qualcosa, a mio avviso, di assolutamente casereccio, un posto, che ti lega alle tradizioni della tua terra, in cui ti devi sentire a casa per l’appunto. Non so bene come spiegarlo, ma credo che abbiate ben presente tutti la sensazione di coccola e familiarità che ricerchiamo solitamente negli ipermercati.

A mio avviso un iper cinese va a sdoganare del tutto questa sensazione.

Ma occupiamoci di quello che interessa a noi: la moda.

E della fatidica domanda: Cina sì? O Cina no?

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Accettiamo il fatto che i negozi cinesi stiano aumentando ad una velocità spropositata e sono sempre più affollati, e che per i negozi italiani invece la proporzione è uguale ed inversa. Secondo alcuni sondaggi Istat il made in Italy prende la sua rivincita sugli acquisti online. Ma per quanto riguarda gli acquisti low cost i cinesi stanno prendendo piede in tutto e per tutto.

Dopo anni di attenta analisi e acquisti made in italy e made in China sono arrivata alla conclusione che questa cosa accade per due motivazioni: primo perché talvolta i negozi italiani vendono le stesse cose precise identiche a quelle dei nostri amici orientali, con la differenza che per magia nei negozi dei nostri connazionali il prezzo è sempre più alto. Ora, non so se dietro a questa cosa ci siano particolari ragioni economiche legate alla tassazione o palle varie, ma quello che viene da dire è: cari negozianti italiani ve le cercate!

L’altra motivazione è, talvolta, la ricerca della quantità a discapito della qualità. Non che le grandi firme siano sempre sinonimo di alta qualità di materiali e lavorazioni (e qui potrei aprire un mondo, ma stiamo sul pezzo), ma in linea generale se una cosa costa meno è perché probabilmente è prodotta con materie di qualità minore ecc… Questo però non ci scoraggia dall’acquistare freneticamente miliardi di cose solo per il gusto di avere di più, fare abbinamenti diversi, sfoggiare sempre qualcosa di nuovo e non vestirci mai uguali per due giorni di fila.

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Nei negozi cinesi siamo sempre assalite da mille domande: lo compro? Sarà un capo valido? Queste scarpe mi disintegreranno i piedi? E poi perché c’è scritto made in Italy, vuol dire che l’hanno prodotto qui con materiali e plasticone cinesi?

Poi succede che entri in un negozio del centro aperto da anni e sull’etichetta della maglia che stai guardando leggi made in China, e ti cadono le palle.

Non c’è chiaramente una risposta univoca alla domanda se comprare dai cinesi o no, come per qualsiasi cosa ci saranno capi e prodotti che saranno validi, altri che non lo saranno.

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Io ho un paio di stivali made in China comprati in un negozio italiano (molto noto fra l’altro) che sono sul terrazzo dal 2011 nella speranza che perdano quell’odore di cane morto.

E un sacco di magliettine pagate non più di 10 euro che ho lavato un sacco di volte e non hanno un pelucco fuori posto. Insomma sta al buon senso di ognuno capire se un prodotto costa una certa cifra perché è quella che vale o se ci si può fidare.

E voi? Cosa ne pensate? Comprate dai cinesi? O preferite puntare su pochi capi ma buoni?