Sarà capitato a tutte di aver comprato un vestito, una borsa, un paio di scarpe che si sono rivelati un cattivo investimento. E allora, cosa si fa?

Prima, ma molto prima, più o meno trent’anni fa, c’erano i Mercatini Michela, negozi di abbigliamento usato ma chic dove, per lasciare qualcosa in conto vendita bisognava associarsi. Una specie di “carboneria radical-chic”, dove le sciure lasciavano in tutta segretezza le loro mise griffate, ma non disdegnavano di acquistare anche qualcosina. L’importante era che non si venisse a sapere…
Poi, l’usato venne sdoganato e cominciò l’era del vintage. Mercati, mercatini, botteghe o vere e proprie boutique fiorirono un po’ dovunque, anche in Italia, patria della proprietà a ogni costo (la casa, l’automobile, la casa di vacanze, i gioielli e naturalmente i vestiti e tutto il resto) anche di uno scoperto in banca, ma per parecchio tempo le signore e signorine della buona società li hanno guardati con sospetto.

L’usato era autorizzato solo se si facevano acquisti dall’antiquario oppure se si andava all’estero, a Londra o a Parigi, dove Portobello o Les puces de Saint Ouen erano comunque simbolo di uno status di un certo livello (Ryanair e easyJet erano ancora di là da venire).

Poi è arrivata la moda delle vendite casalinghe, i “vide dressing” (in francese fa più chic). Hanno cominciato negli States, in Inghilterra e in Francia e noi a ruota. Negli anni del “mi compro tutto quello che mi pare e non bado a spese” disfarsi di qualcosa indossato una o nessuna volta è diventato molto elegante, a volte snob. Della serie “cosa vuoi che mi importi se ti vendo un tailleur Givenchy a 100 Euro quando l’ho pagato 1500? Posso permettermelo! Anzi, sai cosa ti dico? I soldi che mi dai li devolvo in beneficenza (sic!)”.

L’ultima frontiera è stata lo swap, cioè scambio, ma in inglese suona meglio.
Ci ritroviamo a casa di qualcuno e portiamo tutto quello che vogliamo scambiare.
Niente più quattrini di mezzo (forse perché nel frattempo sono diventati pochi), solo il baratto. Più per voglia di novità che per altro. Stanca di Chanel ti prendi un Dior, che poi scambi per un Versace, per un Armani, un Lanvin, o Chanel… “ma questo non era mio?”

Bene. Oggi si può fare qualcosa di più. Vi ricordate l’intraprendente assistente della mitica Carrie di Sex and the City che sfoggia una super borsa griffatissima e confida alla sua incredula datrice di lavoro che l’ha affittata?

Detto, fatto. Oggi basta cliccare www.mysdroom.com, registrarsi e da questo momento avrete a disposizione un guardaroba a dir poco infinito a cui poter attingere, ma anche che potete contribuire a riempire in totale assoluto anonimato, perché la discrezione è d’obbligo – non a caso il portale si chiama “my secret dressing room”.
Si sceglie, cosa, quando per quanto tempo e un messaggero vi recapiterà dove volete e nell’orario prestabilito l’oggetto del desiderio, coperto da un’assicurazione contro eventuali incidenti.

Insomma cosa aspettiamo?

Se un vestito ci sta male, non bisogna cambiare corpo, bisogna cambiare sarto (o affittarne uno per l’occasione :))