Con buona pace dei proverbi, quindi, la cosa più intelligente da fare è quella di imparare ad usare il linguaggio dei vestiti prima che ci si ritorca contro.

A tutte le donne che hanno pensato, continuano a pensare, spero che domani non penseranno più, che è più importante avere 50 sulla bilancia che 30 sul libretto universitario.

TANTO PER COMINCIARE

Mi piacciono i vestiti, mi sono sempre piaciuti, ma sempre con qualcuno dentro e qualche volta quel qualcuno ero io. Perché, non so bene come sia, trovo sempre qualcosa di bello in tutte le persone che incontro, neutralizzo qualunque difetto con un pregio, ma non sono mai riuscita ad essere altrettanto indulgente con me stessa. Ma siccome mi piace vivere e per farlo bisogna vestirsi, ho imparato una serie di strategie, trucchi e scappatoie che mi hanno permesso di arrivare fino a qui indossando quasi tutto. Ho fatto milioni di tentativi, ho osservato le soluzioni adottate dalle altre donne, in parecchi casi le ho fatte mie e ho imparato anche quei piccoli espedienti che ti possono salvare la vita.

Così, senza prendermi troppo sul serio, ma anche perché credo di aver perso troppo tempo a rincorrere la perfezione anziché divertirmi con le mie imperfezioni, ho ordinato le mie riflessioni “a senso unico”, dalla moda al corpo che mi è capitato, pensando che magari possano servire anche ad altre donne.

Kate Winslet, in un’intervista rilasciata tempo fa a Vanity Fair, disse che se ti sei sentita grassa una volta, ti senti grassa tutta la vita. E per “grassa” si intende orrenda, disgustosa, senza speranza e senza scusanti: la peggior disgrazia che possa capitare ad una ragazza. La teen-ager Kate ha provato quel disagio e da allora le è rimasto appiccicato, nonostante riviste patinate e schermi cinematografici dell’intero pianeta siano lì a testimoniare il contrario. Come dire che se anche sei una strafiga dotata di intelligenza superiore alla media e fai una vita da favola, puoi comunque finire in trappola, la trappola dentro cui sono ingabbiate la quasi totalità delle donne occidentali e, secondo uno studio recente, una larga fetta di quelle dei paesi emergenti. Non stiamo parlando di obesità, che è una malattia e come tale va affrontata e curata, stiamo parlando di tutte le altre, quelle che non portano la 40 (36 in Francia, 4 negli Usa, jeans 25, pull xs ecc.) ma la 44, la 46, la 48, sono perfettamente sane e normali, ma si considerano sbagliate. Quelle sempre a dieta (del fantino, dell’estate, a zona, a punti…), che si infliggono ogni genere di privazione (pausa pranzo in palestra a sudare come schiave, bendaggi, iniezioni, creme, sieri…) perché si concederanno di essere felici solo quando avranno raggiunto la forma perfetta. Tra 10 chili o 20 o 2, in ogni caso mai adesso.

E poi, diciamocelo, la natura non aiuta. Nell’arco di un mese la pancia si gonfia e si sgonfia anche di 2 taglie, la gravidanza allarga il bacino, la menopausa fa sparire il giro-vita, le rughe trasformano un bamboccione in un figo da paura, mentre fanno di una bella donna una vecchia.

Insomma siamo così &

vorremmo essere così l

ma ci vediamo così O

Certo che non è tutta colpa nostra. Le riviste, la TV, i siti Internet “rosa”, cioè tutta la comunicazione pensata per noi, fingendo di risolvere i nostri problemi, ce li crea. Sei pronta per la prova costume? Sei tonica, liscia, abbronzata? Hai il pancino piatto, seni di marmo e natiche scolpite? E come stiamo a capelli, mani, piedi, ciglia, peli superflui, cellulite, ritenzione idrica? !

Fai il test: 1 punto per ogni sì, 0 per i no. Tra le mie amiche, quella che ha totalizzato il punteggio massimo è arrivata a 2 (era in partenza per le Maldive, quindi aveva trascorso il pomeriggio in compagnia dell’estetista per ceretta e smalto). In fondo lo diceva anche la nonna, no? Chi bella vuole apparire, le pene deve soffrire. E più il modello estetico che ci viene proposto/imposto è irreale, quindi irraggiungibile, più noi donne siamo disposte a spendere tempo, soldi, risorse fisiche, intellettuali ed emotive per raggiungerlo. Quante ci riusciranno è assolutamente irrilevante, perché l’obiettivo non è renderci tutte belle e felici, ma far sì che continuiamo a provarci, per tutta la vita, con ogni mezzo. Così, attraverso il nostro perenne senso di inadeguatezza, continueremo a finanziare l’indotto planetario bellezza/moda/wellness/chirurgia estetica, ormai di dimensioni colossali.

OBIEZIONE N.1

“Sei una femminista che non si rassegna, noi non siamo così e che colpa ne ho io se sei una vecchia e pure complessata?”

OBIEZIONE N.2

“La tua è una tesi riduttiva e pretestuosa, in fondo anche tu lavori nell’editoria di moda e sai bene che ci battiamo contro l’anoressia (che è una grave malattia psichica e non basta sfogliare le riviste di moda per contrarla), fotografiamo anche donne morbide (la Bellucci, e poi? Ne esistono altre?), nei siti ci sono sezioni espressamente dedicate alle donne rotonde. Ma perché una sezione dedicata, cioè un ghetto? E’ un’ammissione implicita del fatto che parlar di moda o di eleganza tout court significa rivolgersi ad un’unica tipologia fisica? Ma non è come se un sito di automobili sportive avesse una sezione dedicata ai possessori di un reddito annuo inferiore ai 50.000 euro lordi?

Se un vestito ci sta male, non bisogna cambiare corpo, bisogna cambiare sarto.

disegno TheFaThe