Premessa: Ho cominciato a fare la fashion editor quasi cinque anni fa, un’inezia, direte voi, certo non è molto, ma vi assicuro che in quasi un lustro mi sono sparata almeno una decina di settimane della moda (con qualche “incursione” in quella  maschile e tre “capatine” alla Paris Fashion Week) e negli anni, di stagione in stagione, ho realizzato e perfezionato, una mia speciale tecnica di sopravvivenza.

«Esagerata le sfilate sono favolose, va a vedere che succede in miniera» dicono le mie amiche del cuore. Sono d’accordo, ci mancherebbe, ma ci tengo a precisare che chi non se la vive quella “sei giorni” scarsi (che la Wintour ci voleva “restringere”, tipo cuore di brodo Knorr, a 4 sparuti giorni) fa fatica a comprendere il clima che si respira. Bello ma anche parecchio faticosa. Chi ci lavora lo sa… 😉

Ecco la guida delle 10 cose da sapere per le “neofite” della Fashion Week:

1) Caricabatteria #maipiùsenza Ormai durante la Settimana della moda è tutto un twittare,  postare su FB, instagrammare, girare video su Vine. Insomma, inutile dire che la batteria dell’IPhone ti “molla” praticamente alla terza sfilata della mattina. Quindi, da tenere in borsa come il Santo Graaal carica-batterie di scorta e, se proprio volete, mini carica d’emergenza…ti salvano!

2) I trasporti Il mondo della moda si divide in quelli che hanno le auto a disposizione e quelli che vanno in navetta o, peggio, con i mezzi pubblici (in questo ultimo caso una sfacchinata spaventosa). Chi ha la fortuna di usufruire della prima opzione vive “tre metri sopra il cielo”, e può lasciarci dentro di tutto e di più: scarpe di ricambio, cappotto di riserva, scorte d’acqua, generi di prima necessità e via discorrendo.
Le navette della Camera della Moda, sempre siano benedette, ti salvano comunque e ovunque. Sconsiglio l’uso della propria auto personale: Milano in quella settimana è peggio del centro di Shangai all’ora di punta, compreso traffico e parcheggio selvaggio. Da provare solo se sei il protagonista della saga “Transporter”. Se vi va bene, ma proprio bene, vi  beccate una multa per divieto di sosta, se vi va male la rimozione forzata! Sì al motorino e alla bici, ma solo per vere esperte!

3) O la borsa o la vita! Diciamo che se siete ascetiche (o avete la macchina di redazione, cosa ormai sempre più rara visti i poderosi tagli all’editoria) potete accontentarvi di quelle adorabili pochette da portare a mano e tracolle mignon tanto fotografate sui siti di street style e super cool. Per chi dovesse stare in giro “all night long” consiglio almeno una “mezza misura”, grande abbastanza da tenerci gli inviti (e un paio di ballerine accartocciate come origami). Occhio alle maxi bag, cominciate a cacciarci dentro di tutto (comunicati stampa, omaggi, panini) e a fine giornata vi ritrovate con la scogliosi e l’osteopata che si frega le mani e si prenota le vacanze!

4) Scarpe Stesso discorso di cui sopra. Se siete in giro con navette&mezzi di fortuna, abbandonate pure l’idea di indossare lo stiletto comprato il giorno prima: vi vorrete tagliare i piedi dopo la prima coda di standing ( e vi si rovineranno al primo accenno di pavè). Se siete proprio da “O tacco o morte” sceglietene un paio già “rodato” da una settimana e qualche scarpinata…minimizzerete i danni.

scarpe-con-il-tacco

5) Attenta/o a quello che dici! Prima regola: discrezione e professionalità! È risaputo che in alcune sfilate circolano pr “in borghese” tra il pubblico. Se vi lasciate scappare un commento negativo, sarete “bannati” a vita. Idem per i colleghi, editor e blogger, no a  commenti malevoli, facile facile che vi ritrovate dietro Franca Sozzani o la Menkez.

6) La regola dello standing non sbaglia mai! Chi fa moda lo sa: lo standing è una faticaccia, lo spauracchio di ogni Fashion Week. Si entra alla fine e spesso non si riesce a veder molto. Ma spesso è l’occasione per godersi la sfilata ancor meglio che sedute ( e vedere bene le scarpe delle modelle). Studiate bene la sala e scovate l’angolazione migliore, magari ci scappa l’Instagram perfetto! Non fate l’errore di sedervi in giro quando la sala è mezza vuota e fregare il posto a qualcuno, finirà male, meglio attendere e quando la sfilata sta per cominciare chiedere ai pr se si c’è qualche posto libero.

sfilata

7) Non impallare il fotografo mai! Durante lo show capita di sentire urla beluine provenire dal “muro dei fotografi”, di solito accade perché qualcuno gli si è piazzato davanti all’ultimo oppure perché quelli seduti in prima fila allungano le gambe stile “stretching da front row”. Quindi regola essenziale nel caso (mooooolto fortuito) è tenere piedi (e borse) ben “adesi al corpicino”. Quella che deve essere fotografata è la modella, non le vostre estremità.

fotografi-street-style

8) Buffet&Co Sfatiamo il luogo comune che “quelli della moda non mangiamo”, mangiamo, siamo esseri umani (e affamati) come tutti. Ma, in effetti, durante la Fashion Week mangiare diventa una vera impresa per questioni logistiche e di tempistica. Se capita la fortuna di incrociare sulla propria strada un piccolo buffet o una colazioncina, ben venga ma buttarcisi sopra stile leone che abbranca la gazzella non è molto “polite”. Idem per prosecchini e alcolici vari…che poi la giornata è lunga ed è un momento che voli giù dai tacchi ( e sai che figura davanti a Sartorialist).

buffet

9) Un angolo di farmacia Esperienza personale: mai uscire senza ibuprofene (e già che siete un paio di cerotti)  in borsa. Spesso la stanchezza, la fretta, lo stress giocano brutti scherzi e il mal di testa è in agguato. Io ho stretto grandi e solidali amicizie con un sacco di gente durante le code delle sfilate “spacciando” Moment Act (e adesso arrestatemi!)

10) Gentile, sempre! Last but not least: la “malaeducation” lasciamola fuori. Non c’è niente di peggio di sentire gente che sbraita: «Lei non sa chi sono io»! Anche gli spintoni per entrare o la supponenza lasciamole da parte, please. Siamo tutti lì per lavorare. Spesso un bel sorriso (e un po’ di sana e buona educazione) ti salvano: la security si “addolcisce” e un barista di buon cuore vi lascierà attaccare il telefono per una mezz’ora.